19 agosto, 2014

Le Grandi Manovre.

Forse, non avrei voluto una vita noiosa.
Certo che no.
Tuttavia, un tantino più tranquilla, senza Montagne Russe e Ottovolanti e Calcinculo, con licenza parlando, non si chiama in un altro modo, la Calcinculo, quella coi seggiolini e le catenelle, quante volte mi hanno lanciato in alto per prendere quell'orrendo codino spelacchiato, quando arrivavano le giostre sulla piazza. Lanciavano sempre me, chissà perchè.
Era un pò come volare.

Le Grandi Manovre lassù, nella Casa in Collina, proseguono senza sosta, o meglio, sono nel loro momento più impegnativo, si fanno e disfano valigie e cose, si pensano case vicine, case lontane, si comprano caffettiere da portare via, si organizzano armadi e biancheria, si spostano stanze, si eliminano cose, se ne aggiungono altre. Un bel casino, nulla da dire.

Solo, con sentimenti altalenanti.
Qualche volta, sono io alla guida della ruspa che sposta e scava e toglie e mette.
Qualche altra, e sono le più frequenti, la stessa ruspa mi passa sopra. Ma è solo un attimo, sto ferma immobile, la ruspa passa e io ritorno in piedi, senza un graffio, solo un pò ammaccata.
Ho scoperto una forza insperata fra le cose che ho, fra le cose che sono, fra il mio essere incline ai sogni, al disordine e alle canzoni a memoria. Una forza d'animo che a volte si sparge un pò dovunque come quando spacchi il termometro, e fai fatica a raccoglierla, ma poi, in un guizzo, la ritrovi e si fa daccapo.
In fondo, uno non è che abbia grande scelta. 
Ma va bene.

Pioviggina ad agosto, nell'estate più assurda degli ultimi mille anni, sere fa ho visto sorgere la luna dall'autostrada, rossa ed elegante, enorme, di quelle lune che sarebbero da guardare da Santo Stefano nelle notti limpide, alla fonda.
 La luna era strana, una fettina storta, sorpresa anche lei di trovarsi lì, appesa come per caso, là in fondo, che bello guidare di notte, con la luna che ti guarda molto di più.

Le Grandi Manovre continuano, la mia giostra privata, il mio salire e il mio scendere, il mio essere autista di ruspa o quella che ci finisce sotto, la mia personalissima Calcinculo, che giri e giri e ridi e ridi, e poi lanciano il tuo seggiolino in alto altissimo, fino al cielo.

Un pò come volare.




10 agosto, 2014

Certe mattine.


Certe mattine, non dormi più.
Cioè, dormiresti ancora, ma decidi che non ne hai più voglia e che la mattina è così bella per tornare a dormire, e che spreco sarebbe. 
Certe mattine sono più belle delle altre.
Certe mattine quassù, se c'è stato vento o non so per quale misteriosa ragione, se apri la finestra e guardi verso di là, verso le Colline Lontane, non verso quelle Vicine, si sente l'odore del mare. E del sole.

L'estate è una stagione bizzarra, questa qui più di tutte, puoi decidere come viverla, puoi dedicare tempo ad organizzarla fin nei dettagli più piccoli e insignificanti oppure non fare un bel niente, stare lì e decidere ogni giorno cosa farne, se scoprire un angolo della città di sera che ancora non avevi scoperto e camminare ciondolante con l'andatura da turista, fermandoti a leggere le targhe sulle case, le descrizioni dei monumenti, guardare in sù, come a Parigi. E mentre, chiacchierare e ridere piano. E fare progetti. Che quelli, proprio non mancano mai.

Certe mattine che non torni a dormire, stai lì davanti alla finestra spalancata, ascolti i rumori dell'alba, scruti il cielo e le nuvole, magari andrai a correre tra poco, non nello sterrato ma sulla strada, a guardare i giardini degli altri, schivare le irrigazioni, incrociare lo sguardo stralunato di qualche vicino che apre la finestra in quel momento sbadigliando e ti sorride MaDoveVaiAQuest'Ora.

Certe mattine sono preziose e bellissime, i figlioli sono sparsi un pò dovunque, più sparsi del solito, e presto saremo ancora più sparsi tutti ma non è tempo di pensarci, adesso, che già ci si è pensato tanto e pensare troppo fa rumore e non va bene.

Certe mattine si scende scalze in cucina, si prepara con gesti rassicuranti una caffettiera di media grandezza, che in questa casa ce l'abbiamo pure da mille, la caffettiera, e si sceglie il calibro a seconda di quanti siamo e preparare il caffè così non ha storia rispetto alla macchinetta, quella è per i caffè veloci, il caffè del mattino si fa in un certo modo, il rito non si deve esaurire nel rumore stupido di una macchinetta che fa grrrrrrr.

Certe mattine hai solo pensieri morbidi e sorrisi improvvisi e teneri, e meno male, dopo tanta pesantezza e tanta ansia e tanto stare male da non sapere da che parte fossi girata, ci sono momenti che a pensarli ti sembra di esserci di nuovo e allora smettila, non ci pensare più

Succede sempre così, nelle mattine che non torni a dormire, che prepari colazione per due soltanto, che cogli un'ortensia da far seccare, che andrai a correre tra poco ma che adesso stai lì, davanti alla finestra spalancata, pensieri lucidi e piccolissime gioie, lo senti? se chiudi gli occhi ti arriva l'odore del mare.




04 agosto, 2014

La Guardanuvole.


Non ci è mancato niente, in questa estate bizzarra.
Le nuvole, meno che mai.
Pur amando il bel tempo e il sole e il mare e il vento, ho imparato ad amare le nuvole, a distinguerle, a chiamarle col loro nome. Ma nuvole è più bello.
Ne ho avute a tonnellate, di nuvole.
Nuvoloni neri pesantissimi, nuvoloni da mescolare, da cercare di disperdere, diradare, ma come si fa.
Nuvole candide di panna montata, quelle che vedo da questa finestra.
Me le faccio amiche.
Ci giocherei, se potessi.
Ci chiacchiererei.
Mi piacerebbe passarci in mezzo, come quando ci passi con l'aereo. Ma lì non è che puoi dire loro molto. Le guardi e basta, dal finestrino. Non dicono granchè.

Le nuvole sulla collina di fronte sono bianchissime e cambiano, cambiano e volano, cambiano e si spostano, nell'indefinito disegno del cielo, chissà chi le muove, chissà chi le spinge, chissà chi ci soffia sopra per farle diventare trenino, cane, torre e poi gelato e poi.


Mi ci incanto a guardarle.
Mi ci incanto a pensare.
Mi ci incanto e basta.

Mi capita sempre, quando ho tante cose che mi passano sopra e addosso e di lato, che mi imbàmboli un pò, che resti un pò lì come una scema a guardar fuori, mi capita a colazione, spesso, quando riordino i pensieri prima di prendere coscienza della giornata che mi aspetta, che sono state così pesanti e fangose quelle passate, mi piace pensare che quelle che verranno saranno meglio e allora mi incanto, anche adesso che è sera, lasciatemi qui davanti a questa finestra, guardo le nuvole e non faccio rumore e non disturbo nessuno, non dico ba, non faccio niente, mi faccio rapire dallo spettacolo meraviglioso delle nuvole che cambiano forma e fanno di me una che sogna, una che piange per niente, una che qualche volta si sente persa e smarrita che non è la stessa cosa, che qualche altra si sente in cima al mondo e per niente proprio, una che che guarda le nuvole.  Una guardanuvole, ecco.

Chissà che ruolo hanno, nel mondo, le Guardanuvole.
Nulla di buono, mi sa.
Ma chi se ne importa, alla fine.




31 luglio, 2014

Ciao Ciao Luglio

Meriteresti che ti scrivessi minuscolo, come va fatto, i nomi dei mesi si scrivono in piccolo, ma io c'ho un pò la fissa delle maiuscole.
Luglio se ne va, con un sorriso di sollievo, con un pò di malinconia, con uno sguardo veloce a dire, ok, vattene, ciao e tanti saluti.
Non è stato un gran luglio.
Non è stato un gran luglio per nessuno.
Non è stato un gran luglio per me.
Salvo pochissime cose, il mio Giardino, le mie Ortensie, i Micini Paffutissimi che oggi si recheranno per la prima volta dal veterinario, il mio progetto che ancora nessuno o pochissimi sanno come si chiama e al quale lavoro e lavoro.
E i temporali.
Per il resto, lo zero assoluto.
Sono stati giorni in fila, pieni di promesse di cose belle, pieni di fogli scritti fitto stropicciati, appallottolati e gettati nel cestino della carta, anzi no, lì vicino, non ho la mira e nemmeno per sbaglio mi viene da fare centro, con la carta, mai nella vita, mai.
Di programmi fatti centomila volte, e centomila volte cambiati, aggiustati, rimaneggiati e poi cancellati del tutto.
Di cose non belle.
Di pensieri nemmeno.
Di belle sere, però. Qualcuna. 
Questo luglio mi ha frullata, mi ha portato sulle Montagne Russe e mi ha scaraventato a terra, ho le ginocchia sbucciate e la testa che ronza, mi ha shakerato, mi ha preso per le spalle e scosso, scosso forte, Oh, Ma Sei Scema O Cosa.
Questo luglio mi ha maltrattato.
Io maltratto lui.
Scrivendolo minuscolo.
Domani, un agosto lucente, al diavolo tutto, si riparte da zero, point à la ligne.
Sii buono agosto, sii buono con me.

20 luglio, 2014

Dei Giorni Immobili.

Scrivo da una finestra spalancata sulle colline, su un pomeriggio fermo di pioggia a tratti, di cicale.
Scrivo da una piccola festa, da una stanza colorata di verde acido, scrivo da un tavolo pieno di nastrini e cuoricini e bottoni, matite e pennarelli. E una stilografica.
E' una domenica lentissima di ritorni, di lavatrici che non asciugheranno, di progetti, pensieri, canzoni a memoria cantate piano, cose.
C'è un fascino speciale nei giorni d'estate che estate non è, quando il sole si è nascosto chissà dove, nei giorni fermi come questo, dove si fanno programmi che due giorni dopo non valgono più, dove hai sempre torto, dove nuvole e goccioloni sembrano essere la sola cosa plausibile, attuabile, certa.

Cercherò.
Da qualche parte ci sarà, lo troverò, vedrò di trovarlo, vedremo, vedremo, sono belli i verbi al futuro, farò, sarò, andrò, da qualche parte deve essersi nascosto, piova pure tutto quello che vuole, faccia un caldo feroce o un bel vento, o anche niente, andrò a buttare il vetro, mi attarderò sulla salitina verso casa, guarderò dalla parte della luna, non importa se sarà gigante o no, se sarà rossa o no, se piena o no,  se ci sarà oppure no, se sarà giorno o notte fonda, che mistero la notte quando è estate, troverò il modo, non posso avere torto, non voglio più avere torto, da qualche parte deve esserci, mi siederò sotto al nocciòlo, da lì vedo la città lontanissima,  il Duomo e le colline ancora più in là, che dopo c'è il mare.

Da qualche parte ci sarà. 
L'arcobaleno, intendo.
E allora, sarà bello aver avuto ragione.